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Elisa: Auguroni Mary!!!!!
Mary: Buon Natale!!!
Elisa: Graaaaaaaaazie!!!!!!!!!!!!!
Mary: Ciao!!!Hai cambiato stile!! Carino!! Complimenti per gli interventi alla radio
Elisa: no problem
Nathalie: Opps My Bad sorry for spamming you :(
Nathalie: Hellew, wishing you an AWESOME weekend! Please stop by and sign my "Bravenet Bloggers" map. There's a link to it in on my blog. Thanks Muchly
Elisa: I hope it! I sign up your mapsee you nataliekisses
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Elisa: Grazie Mary, splendido anche il tuo blog!
Mary: Ciao!!!Bello il tuo archivio giornalistico! Interessante, mi piace!!
Elisa: Benvenuti!

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Tuesday, April 15th 2008

12:23 PM

Manifesti contro

La questione contro gli immigrati ha avuto come pubblicità un'enormità di manifesti elettorali che li hanno mostrati come degli scomodi inquilini da sfrattare il più presto possibile. I più attivi sulla strada sono le forze estreme che vanno da sinistra a destra, la sinistra è, per tradizione, non contraria ai flussi migratori  per questioni solidaristiche e la destra  populista, che va in un'altra direzione, ha preso di mira gli immigrati. Esiste tuttavia la ragione per cui si cade in forme populistiche: il precariato, il mercato cattivo da una parte, a sinistra, a destra gli stranieri, l'illegalità, succede  quando la politica razionale di centro, che dovrebbe operare secondo un metodo scientifico per stabilire le regole del mercato, che dovrebbe garantire la legalità attraverso forme accettabili e democratiche che rispettino i diritti individuali, latita. Oggi abbiamo un fenomeno grave che avviene nel nostro Paese come quello dell'illegalità perché fomentato dalla mancanza di forze preposte al rispetto delle regole. La politica nel fare le regole chiare, ne realizza tante, confuse e poco efficaci, insieme alla magistratura che è un fallimento. Sarebbe una sciocchezza dire che il sistema giudiziario in Italia funzioni quando abbiamo mafiosi liberi per decorrenza dei termini. Mafiosi, non ladri di biciclette. Gente che ha ammazzato senza troppi scrupoli, rubato e derubato lo Stato, assassini liberi perché le carceri sono stracolme. È evidente che il sistema giudiziario è fallimentare e va riformato ripartendo probabilmente da zero. È chiaro che le forze più populiste sfruttino la situazione e nelle fasce più deboli l'immigrato sia visto come il nemico. L'Italia, in realtà, ha bisogno di immigrati nelle regioni del nord dove l'occupazione è sotto lo zero, ossia c'è una sovra disoccupazione e quindi necessita di forza lavoro. Anche in altre regioni del territorio nazionale, dove esistono una serie di occupazioni che gli italiani non vogliono più praticare. C'è un problema nella gestione e della qualità dei flussi immigratori, sarebbe bene riuscire a favorire chiunque porti un contributo al Paese anziché facilitare chi arriva qui perché sa che in Italia le regole non vengono rispettate.
Le interviste, i giornali, la cronaca ci hanno raccontato di chi scappa dal proprio Paese, da una situazione difficile, arrivando in Italia senza alcun un ingresso certo nel lavoro, nonostante ci sia richiesta di forza lavoro, questo è il paradosso, naturalmente incappa, non certo senza alcuna sofferenza, a delinquere. Ai servigi della criminalità organizzata che resta impunita, tra condoni, perdoni, inefficienze varie della giustizia. È da qui che si scatena poi la propaganda anti immigrazione. Le politiche immigratorie che regolino, non che blocchino, i flussi immigratori nel nostro Paese che, grazie al malgoverno, ha difficoltà ad accettare la diversità. È bene farlo attribuendo delle regole che cambino pian piano il nostro pensare in modo che ci si riesca ad abituare offrendo loro delle condizioni dignitose. Perché da una parte abbiamo una destra che blocca l'immigrazione, dall'altra una sinistra che dice “dentro tutti”, la via di mezzo è quella corretta: diamo una speranza, dignità agli immigrati. Offriamo loro la possibilità di trovare casa, aiutiamoli a darsi uno stipendio regolare, a sviluppare e a dare speranza e opportunità ai propri figli altrimenti otterremo che le persone più disagiate verranno in Italia, chi invece vuol far fortuna e vuole contribuire ad una crescita economica va negli Stati Uniti come già avviene.
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Sunday, May 27th 2007

6:34 AM

Rifiuti: anno zero

Come una marea inarrestabile e dall’odore nauseabondo i rifiuti fanno “capolino” ancora una volta, nell’arco di questi ultimi trent’anni, a riempire strade e pagine di cronaca. Per liberarsi di tanto ingombro si adoperano vari mezzi: uno è l’accumulo all’aperto, pratica nociva perché i mucchi di immondizia sono vivai di animali e microrganismi dannosi e di possibile contaminazione delle falde acquifere. Un altro modo è di compattare il rifiuto e coprirlo giorno per giorno con strati di terra fino a farne dei terrapieni; i quali con la scelta appropriata di luoghi, possono essere di qualche utilità. Tuttavia la soluzione più vantaggiosa per liberarsi dei rifiuti è l’incenerimento. Con questa operazione si ha la riduzione del volume dei rifiuti solidi, l’assenza di ogni tipo di contaminazione, la possibilità di ricavare, dalla combustione, calore.

Qualcuno, tra i quali Greenpeace, obietta che l’incenerire le materie plastiche emetterebbe nell’ambiente sostanze dannose, dal cloruro di polivinile l’acido cloridrico, il polietilene fonderebbe incrostando le griglie del focolare, il polistirolo darebbe del fumo nero. Questi “inconvenienti”, veri o presunti, non si producono se le combustione è efficiente e la temperatura elevata, o se gli impianti seguissero i modelli presenti in Europa o in America. Ad esempio Chicago riesce a bruciare la quasi totalità dei suoi rifiuti. Il livello di qualità degli impianti dipende dalla spesa che comporta la loro realizzazione. Dando fuoco ai cassonetti in strada il rischio di intossicazione è 100 volte superiore.

Poiché stiamo ormai dirigendoci verso una crisi dell’energia, la popolazione e le esigenze aumentano, così come aumenta la richiesta mentre attingiamo a risorse non inesauribili, l’incenerimento è un beneficio non trascurabile. Tra quel che si presta ad esser bruciato c’è la plastica, derivato del petrolio, che ha un alto contenuto calorico, non essendo necessariamente dannosa all’ambiente. Sempre che si provveda ai mezzi per recuperare come energia termica quel che contiene di buono una volta gettata via. Anziché pagare 150 euro a tonnellata per inviare le nostre scorie in Germania.
Le resistenze dei cittadini di Acerra risalgono a circa 3 anni fa quando la FIBE, con a capo Cesare Romiti, e l’ex prefetto Catenacci individuarono nel territorio agricolo napoletano le condizioni adatte alla costruzione di un impianto di termovalorizzazione, il quale conta ben più di tre anni per l’effettiva realizzazione e messa in opera.
A fine maggio Bertolaso dovrà individuare altri siti che sostituiranno la discarica di Villaricca, realizzata nella cava Riconta, ormai ricolma di 400.000 tonnellate. Almeno ufficialmente non si conosce, nel nostro Paese, né il livello si inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, né lo stato di conservazione del territorio nazionale, del quale mancano addirittura rilevazioni scientifiche aggiornate e documentate. Si va avanti alla buona, fingendo che non esistano problemi o che quelli noti all’opinione pubblica siano meno gravi di quanto comunemente si crede. Il 10% delle 7500 tonnellate di immondizia che la Campania produce quotidianamente, senza o quasi riciclare, si accumula nei Cdr di Casalduni, Pianodardine e Battipaglia. L’urgenza sale dopo la bocciatura di Serre, favorita questa dalla vicinanza dell’oasi del WWF. I sindaci risultano essere ostinati a qualsiasi tentativo di ragionamento o accordo, anche quando il materiale di compostaggio diventerebbe del fertilizzante per una capacità di 600.000 tonnellate e molti di loro hanno revocato la disponibilità ad essere sede di impianti.
È una questione di scelte. Lo sviluppo economico-industriale in sé non contrasta con la salvaguardia della natura. Il progresso consiste nella protezione dell’uomo nel suo ambiente, nell’uso oculato delle ricchezze naturali, dell’acqua, dell’aria e del suolo. Ma occorre ribellarsi ad interessi economici della criminalità organizzata di gran lunga più grandi della tutela alla salute.

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Monday, May 7th 2007

6:32 AM

Sospetti d’impunità di uno scandalo

A dieci anni da Tangentopoli la formula è sempre la stessa. Nel 2003 un pacchetto azionario della Caripe è acquisito dalla Banca di Lodi, che entra come azionista di maggioranza, con il 51%, assumendo una posizione di rilevanza nello scenario creditizio italiano con l’inverosimile benestare dell’allora governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio. L’unico neo è che la banca di Pescara reca con sé in eredità un buco di oltre 100 miliardi.

Bankitalia stabilisce un’ispezione che controlli gli ammanchi dei derivati e decreti relative sanzioni nelle gravi carenze organizzative evidenziate nei controlli nell’area finanza che avrebbero colpito i vertici della Caripe.

Davanti agli strepiti dei valori tanto declamati nelle pubbliche piazze, ai silenzi e all’indifferenza politica i “furbetti” hanno approfittato della loro posizione per utilizzare la banca per operazioni immobiliari e profitti illeciti personali con il placet di giudici compiacenti, funzionari, imprenditori, portaborse, dirigenti e politici corrotti che coprono il gioco maestro di Fiorani & Co. In privato, si sa, una mano lava l’altra.

Ma questa è una telenovela che presenta ogni giorno nuovi e inaspettati personaggi.

Tra questi, troviamo anche Nicola Mattoscio, attuale presidente della Fondazione Caripe, appartenente ai Ds, sanzionato da 5.164 euro da Bankitalia, e insignito, ultimamente, di un riconoscimento pubblico per il quale ancora se ne discute il merito. Ed è, come gli altri, considerato nel territorio abruzzese quale “intoccabile”.
L’arresto per associazione a delinquere li frena, ma non blocca la spirale di malaffare all’interno della Caripe. Chi paga il pegno di mosse azzardate sono i correntisti. La maggior parte già risarciti. Tuttavia la denuncia/bluff dell’Adusbef presentata alle procure di Milano, Roma, Lucca, Pisa, Livorno, Genova, Lodi, Chiavari, Pescara, Imola, Crema, Cremona, Trento, Bolzano non smuove le acque torbide di trame che occultano magistralmente il sistema ideato da Gianpiero Fiorani per compensare le perdite del gruppo Bpi.
Senza spiegazione alcuna e condotte che hanno dell’incredibile Giovanni Vallesi, dipendente dell’Amministrazione Provinciale di Pescara, è un correntista della banca pescarese che sta subendo da anni l’illecito accredito trimestrale di circa 108.000 euro che l’hanno portato ad esser “debitore” di circa 3 milioni di euro. La connivenza tra finanza e politica risulta essere di gran lunga influente anche verso gli organi di stampa, che preferiscono mantenere il segreto.

Il Sign. Vallesi ha tentato in tutti i modi di portare a conoscenza dell’appropriazione indebita anche l’intero consiglio della regione Abruzzo, il quale riconoscendo le persone implicate ha abbandonato il cittadino, condannandolo al buio della disperazione.

Il rischio è una forza monopolizzatrice, una metastasi che incoraggia il sospetto, il crimine di un furto che inganna la libertà di arrivare indenni alla fine del mese. L’onestà ha un prezzo che pagano gli innocenti?
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Friday, April 13th 2007

6:31 AM

Communication Project

Il progetto della comunicazione avviato dai mezzi di informazione in quest’ultimo anno mira a screditare da un lato le indagini e la magistratura che le ha avviate, dall’altro a ricreare una verginità fittizia a chi è stato risucchiato nella spirale di un vortice che avrebbe finito per cambiare la propria vita. L’arte della manipolazione, senza che vi sia una verifica delle fonti, come insegna Matt Drudge, il giornalista che dal suo sito, il Drudge Report, ha svelato lo scandalo Lewinsky, è diventata una prassi che esula dall’etica giornalistica. L’ottenere il tesserino, o pezzo di carta, non fa della persona un’esperta della pianificazione, né soprattutto rende alla stessa una cognizione di cosa voglia comunicare e come organizzarne il contenuto. Si segue la scia. La trappola comportamentale ha fatto sì che “precipitassero” nell’inganno dello scandalo. L’istinto gregario ha rivoltato, come una buona massaia dispiega la biancheria, un’Italiaetta di provincia che crede nei soldi facili e nel riscatto personale. Ma restano chiacchiere inutili. Non vi è interazione nei pettegolezzi da cortile.

Probabilmente la volontà di spiare dal buco della serratura aveva altri scopi. Non serve a nulla se non si va a fondo in altri milioni di casi eclatanti ancora aperti, che vedono i protagonisti ancora sulla cresta dell’onda. La diffusione serrata sui mezzi di comunicazione in solo quest’ultimo anno ha avuto unicamente l’effetto di violentare e deludere ancora una volta i cittadini che imparano sempre più che forse il crimine paga. Che basta essere un VIP per farla franca. Un politico, un manutengolo, una bella ragazza di facile persuasione. Alzi la mano chi non era a conoscenza che il sottobosco politico nascondeva un simile affollamento. C’è chi si sbatte per portare avanti una famiglia, vincere una causa dalla quale dipende il suo futuro, restare aggrappato con le unghie e con i denti a quelle 4 mura di casa che qualcun altro vuole portarsi via. Non resta che “tifare” per il supereroe, come ci hanno insegnato fin da bambini. Anche se Superman è morto. La distorsione della rappresentazione dei fatti, intanto, prosegue su tutti i giornali. Come se non ci fosse nient’altro di cui informare i lettori.

Non è certo questo il modo, anche se già sperimentato in un passato lontano, con il quale si tende ad affievolire la già labile fiducia nei panciuti politici di “casa nostra”, anche se il pettegolezzo è l’arma più potente di questo mondo. L’importante, è far capire a chi è affetto da dissonanza cognitiva [predisposizione ad ignorare le informazioni che non corrispondono alla propria visione del mondo] che non è con le parole urlate da un pulpito che si cambia la direzione in cui si sta andando. Accompagnati per mano attraverso 10 lunghi anni è difficile tornare indietro. Ma l’esperienza insegna che ogni evento è “ciclico”. Il deterioramento avvenuto nell’etica, nella morale, nei costumi, nella politica e in tanti altri settori che comprendono finanche la quotidianità di tutti noi indica che l’implosione è alquanto vicina.
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Sunday, March 18th 2007

6:30 AM

Uccidere per pietà è un delitto?

È un problema che scuote le coscienze, ma c’è un aspetto da tenere in considerazione: la morale appartiene alla vita. La nostra è una società che vanta la supremazia del “tenere in mano le redini della vita” e non fa che trovarsi davanti la morte; prolunga l’esistenza ma non sa cosa fare in situazioni sfavorevoli; corre in soccorso dell’uomo e poi ne stermina in grande quantità con ogni sorta di invenzione diabolica.

Dopo aver fatto qualunque sforzo per allungare la vita, ora si dibatte per accorciarla, confondendola con la durata della sofferenza. Il che non è affatto vero.

Al giorno d’oggi si può rimediare quasi completamente alla sofferenza, almeno quella fisica. Per quella morale non sarà certo la morte ad alleviarne il peso.

L’eutanasia è la morte provocata attraverso farmaci al fine di evitare gli spasmi di una lunga agonia. Si tratta di una “dolce morte”, di una morte indolore per la quale la ragione è una sola: la pietà. Poiché il fine giustifica il mezzo, o l’azione in questo caso, molti dubitano che l’eutanasia è un delitto vero e proprio per la nobiltà dello scopo che esso implica, infatti nelle coscienze passa come un gesto liberatorio e quindi una buona azione che non dev’essere punita con l’applicazione del Codice Penale. Non è un omicidio, ma solo un’anticipazione quando ormai è certo l’epilogo del paziente al quale non c’è rimedio.

Non è forse omicidio la procurata morte di un uomo segnato da un male o una carenza insanabile a causa del quale l’individuo si sente, o è ritenuto, condannato ad un’esistenza infelice? Proprio nel momento in cui manchiamo di pietà, siamo certi di rimediare con la pietà e ricorriamo a gran voce all’eutanasia. E se fosse crudeltà.
Anziché “lasciarlo marcire, dietro sua richiesta” siamo pronti a giustificare i parenti.

Potrebbe darsi che lo stesso paziente sia indotto ad un simile ragionamento, poiché il tenore di vita insopportabile lo spinge al rifiuto e alla conseguente sospensione delle terapie. Occorre tener presente che molti malati sono sospesi in una specie di limbo che li vede in bilico tra il mondo dei malati e quello dei “sani” e pur non appartenendo a nessuno di essi, fanno parte di entrambi. Una segreta accondiscendenza li mette di fronte alla pietà dei familiari ed il loro pensiero, il loro comportamento ad alimentarne l’infelicità. Se anche in occasioni eccezionali ci sentiamo arbitri della vita non dobbiamo dimenticare che in passato dittatori hanno agito in modo analogo, preferendo “disfarsi” del fardello e, a volte, sembra siano ancora lì, nascosti dietro l’angolo pronti ad agire. Non troveremo vie di scampo se contiamo di escludere la paura di simili comportamenti, né riconosceremo la vita come il primo valore. Non ci salveremmo. Le condizioni dei malati propongono in maniera insistente il problema della loro sopravvivenza, ma soprattutto della dignità della loro persona e della qualità della loro vita, che è sacra, al di là di considerazioni emotive, umanitarie e morali, e come tale va rispettata. Vi è la necessità di equilibrare l’assistenza medica, assicurandola a tutti, e gli investimenti, affinché si intervenga a sanare i settori sanitari antiquati. Le relative spese potrebbero essere dislocate, ad esempio, da quelle militari.
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Tuesday, February 27th 2007

6:27 AM

I volti della violenza: il falso Unabomber

In genere si è portati a considerare come violenza solo quella messa in atto da delinquenti. Certo costituisce una componente notevole del fenomeno, ma non la esauriscono. In realtà la violenza contemporanea assume forme e si realizza in modi più complessi e raffinati, più subdoli e articolati.
Violenza è il disprezzo dei valori, il privilegio, il profitto scandaloso, l’indifferenza al destino degli altri. È un groviglio inestricabile di comportamenti, tendenze, ambizioni e sopraffazioni che determinano condizioni insostenibili.

Uno dei casi è la recente insinuazione a carico dell’Ingegnere di Azzano Decimo Elvo Zornitta di essere il terrorista Unabomber, che ha intrapreso una corsa affannosa verso l’esaltazione nell’agosto del 1993 a Cavolano di Sacile vicino alla questura di Pordenone, e che da allora ha collocato innumerevoli trappole esplosive perfezionando sempre più le tecniche di guerriglia, lasciando margini sempre più esigui alle indagini. La “task force” costituita dai militari dell’Arma dei Carabinieri e dagli investigatori, dopo, appostamenti, microfoni e installazioni di telecamere hanno sottoposto a sequestro la forbice prelevata dal capanno di Elvo Zornitta e l’ha consegnata al Centro di investigazioni scientifiche di Mestre, a far compagnia all’uovo-bomba e a tutti gli altri ordigni riconducibili alla stessa mano che da oltre otto anni semina il panico tra Friuli e Veneto. Le analisi avrebbero dovuto confermare la compatibilità tra le forbici e le tracce lasciate su di un lamierino rinvenuto tra le parti di un ordigno inesploso nella chiesa di sant’Agnese a Portogruaro. Lo stravolgimento dei veri e profondi valori dell’uomo hanno reso probabile la comunanza tra i due uomini “senza ombra di dubbio”. Una cuccagna generale che sembrava avesse messo per sempre la parola fine ad un caso che appariva di difficile soluzione. Lo sviluppo della scienza e della tecnica ha reso possibile un processo di rapida e sconvolgente trasformazione in corso d’opera. Il procuratore Borracetti ha visto ribaltare il risultato delle contro perizie dall’avvocato della difesa Mario Paniz e scagionare dalle accuse l’ingegnere. Di conseguenza la produzione di materiale atto al dibattito ha finito per essere manipolato, a quanto sospettano dalla procura di Venezia, dall’assistente di polizia Ezio Zernar, responsabile tecnico del Laboratorio investigazioni criminalistiche (Lic) di Mestre e ora incriminato per violazione di pubblica custodia di cose, calunnia, falso ideologico in atto pubblico. Zernar si professa innocente, sottolineando che chiunque aveva accesso ai reperti, infatti, secondo il perito Alessio Plebe, chiamato a sostituire Zernar, si tratta di alterazione di prove ma non di manomissione. Elvo Zornitta è ancora indagato e non è tornato in aula nell’ultima udienza incentrata sulla perizia del lamierino per restare con la famiglia, ma l’incidente probatorio è a suo favore poiché, durante l’udienza, i carabineri del Ris “hanno portato altre foto, dell’esistenza delle quali non era a conoscenza né l'accusa né la difesa, che comproverebbero l’alterazione del lamierino nei laboratori del Ris dove - ha ribadito Paniz - il reperto sarebbe stato manomesso o alterato”. L’accusa sostiene, però, che le “discrasie riscontrate tra le perizie dei Ris, della difesa e quella di Plebe non appaiono superate”.
Anche questa è violenza, perché opprime, non soddisfa, rende inquieti e umilia i protagonisti della vicenda.


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Thursday, February 8th 2007

6:25 AM

La realtà: vinco, quindi esisto

Spettacolo, commercio, politica: quel che conta è la vittoria. Quanti, a chi chiede loro una definizione dello sport, rispondono “per me lo sport è vincere”. E non c’è dubbio che la definizione sia giusta in un’area culturale in cui il valore delle persone è misurato dal successo, e il valore delle cose non è strumentale ma associato ad un fine, alterando il valore.

La legge della produttività non regola solo il mondo dell’industria dove uno vale per quello che produce e non per quello che è. È entrata di prepotenza anche in quello spazio sacro alla libertà della persona che dovrebbe essere lo sport. Ha contaminato quel residuo di tempo libero che la settimana lavorativa concede ancora all’uomo perché possa ritrovare se stesso. Anche nello sport vale chi produce, ha ragione chi vince. Anzi, bisogna vincere per avere ragione. Chi perde ha sempre torto, perché sport non è gareggiare, come diceva il barone francese Pierre De Coubertain, ma arrivare primi. Chi fa punti o segna un gol resta in squadra, pagato e riverito, chi non produce per la classifica resta in panchina, è un brocco che deve uscire dal giro.

Chi riesce ad ingannare l’arbitro non è un reo da punire, ma un furbo da premiare.

La logica del sistema sportivo è la legge del più forte: come nell’industria, nella politica, nella giungla. Noi l’accettiamo tranquillamente e non ci accorgiamo che lo sport diventa sempre più alienante per tutti. Non avvertiamo il pericolo che questo tipo di sport, fine a se stesso, comporta: l’emarginazione di coloro che hanno la capacità di produrre risultati per la classifica e infine giungere ad atti inconsulti o a risse violente.

Dopo una politica di elite è arrivata una scuola di elite. Ora anche lo sport chiude le porte ai non addetti, ai non purosangue. Perché l’importante non è divertirsi, entrare in dialogo con gli altri ma vincere. L’importante è che la televisione, la radio, la stampa continuino a drogarli con i grossi spettacoli sportivi dove sempre più circolano assegni da milioni di euro e uomini da quattro soldi.

Il fatto che questa mentalità pseudosportiva e questo sport basato sullo sfruttamento dell’uomo, atleta o tifoso, vadano affermandosi indica profonda carenza di cultura civile e sportiva.

Pare evidente che la coscienza di un giovane non possa restare indifferente al fatto che in Italia un ‘falso’ mago del calcio possa guadagnare venti volte di più di un vero scienziato. Non è questa la sede per illustrare una proposta di riforma dello sport, ma si può avanzare il ricordo che quella riforma non può consistere solo nel produrre più impianti o adeguare quelli esistenti, se non si garantisse allo stesso tempo l’effettiva partecipazione dei giovani, il loro ruolo di protagonisti in ogni fase dello sport, dalla programmazione alla gestione degli impianti, dai piani di attività alla vita interna e alla guida delle Società sportive che oggi sono dirette da ‘notabili’ dello sport che relegano un ruolo subalterno ad atleti e soci.

È per il serio contributo che un nuovo assetto dello sport può dare alla civiltà in Italia, ad una migliore condizione di vita dei cittadini, alla crescita democratica e alla cultura, che la riforma dello sport diviene un traguardo possibile, ritrovando un punto di contatto con la realtà politica e sociale vigente.
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Sunday, January 21st 2007

6:22 AM

Quando strutture sanitarie e salute pubblica coincidono

Bisogna rassegnarsi? Se così fosse, vorrebbe dire che ognuno di noi, come individuo, come cittadino, è del tutto impotente di fronte ad uno Stato che non riesce a garantire alla popolazione condizioni sanitarie adeguate ad un Paese civile e moderno, soprattutto nel Mezzogiorno, gravemente privo di istituti e di moderni servizi sociali. Nel quadro a dir poco catastrofico, però, a volte si distinguono ospedali funzionanti, dotati di apparecchiature tra le più recenti e di personale specializzato, anche dal lato umano. Medici, infermieri, assistenti preparati a garantire il più piccolo conforto all’ammalato in cura. Un servizio sanitario efficiente, rapido e sicuro.

L’Ospedale San Sebastiano a Caserta ha dimostrato che con una gestione accurata e lavoro di squadra l’impossibile è possibile, anche quando si tratta di combattere contro pochi secondi.

Secondo i dati del Tribunale del malato, nel convegno “Pagine Salute: diritto alla informazione, motore del cambiamento”, sono ancora troppo pochi gli ospedali che adoperano le informazioni in forma cartacea per offrirle a disposizione di pazienti e degenti, una percentuale troppo bassa, che non copre neanche la metà del territorio nazionale. Il nosocomio di Caserta ha al suo attivo una disponibilità all’uso della comunicazione in ogni sua forma. Dotato di un sito internet, chiunque può inviare una mail o telefonare direttamente al personale interessato, certo di esser contattato in breve tempo. La terapia post operatoria adotta il metodo delle insostituibili funzioni medicamentose della famiglia, fornendo il paziente di medicinali appositi, in attesa di recarsi dal proprio medico personale, mentre sono già fissati i prossimi appuntamenti di controllo.

Da sempre fattori esterni, sociali o culturali, hanno influenzato la salute dell’uomo, ma mai come in questo frangente la sua impotenza a fronteggiare situazioni che attentano al suo benessere lo vedono uscire vittorioso grazie all’aiuto di altri uomini. Un valore rilevante che sollecita il più profondo rispetto per la creatura umana e la sua dignità.

La pressione democratica dei cittadini può spingere i responsabili della direzione politica e amministrativa dello Stato ad un’azione più energica in difesa della salute pubblica, che deve essere concepita in modo che sia garantito a tutti il diritto alla salute.

Il ridicolo della situazione sono le spese sostenute dallo Stato per tenere in piedi l’assistenza medica e ospedaliera, che, tuttavia, costa ogni giorno di più alla collettività e riesce ad offrire un servizio sempre meno efficiente ogni anno che passa. La premura e la l’affabilità dimostrate dai dirigenti e medici del nosocomio di Caserta ha scavalcato ogni statistica negativa che abbiamo a conoscenza, riportandoci in un mondo che colloca il malato al centro dell’attenzione.

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Sunday, November 26th 2006

6:19 AM

La lotta per le preferenze

I “sistemi elettorali”

Il voto è uno degli strumenti fondamentali ed essenziali della democrazia. È appunto con il voto che il corpo elettorale manifesta la volontà del popolo. Se si venisse meno al principio di “uguaglianza” del voto, sancito nell’articolo 48 della Costituzione, una categoria di cittadini si troverebbe ad avere un peso maggiore rispetto ad altre e la democrazia non avrebbe più senso.
Come in un rispettabile romanzo di fantapolitica, in questo caso “Il broglio” di uno o più anonimi autori che firmano con lo pseudonimo Agente italiano, s’innalza e persevera la polemica sui recenti risultati elettorali. Nel libro si indaga e si insinua, serpeggiante, un intrigo mascherato e giustificato che svelerebbe le macchinazioni adoperate, su larga scala, durante le ultime elezioni. Tycoon-Berlusconi viene sconfitto di poco a favore del Curato-Prodi, ribaltando il risultato preconizzato in tutti i sondaggi pre-elettorali. Il Magro-Fassino dichiara che aspettava da ore certo della notizia vittoriosa. I personaggi che ruotano attorno a queste figura sono comparse di comodo che aiutano nella narrazione letteraria e che svelano a poco a poco in che modo il broglio ha potuto essere commesso. Gli accenti più interessanti sono posti sull’introduzione del voto elettronico, sperimentato in quattro regioni e nelle quali si è registrato l’aumento maggiore di voti e la sparizione di circa due milioni di schede bianche, lo stesso 5% assegnato a FI, lo stesso 5% di errore nei sondaggi. C’è da considerare che la preoccupazione del voto elettronico era legato alla società che deteneva in gestione in mezzi informatici, molta vicina all’ex Presidenza del Consiglio. Un libro che desta scalpore e fa riflettere, che sfiora la realtà ma non la descrive nella cronaca, ma che resta comunque un buon romanzo. Nonostante l’attestazione di opera letteraria la notizia fa in breve tempo il giro del mondo, sospinta anche dalle dichiarazioni dell’ex Premier che insiste nell’affermare con assoluta certezza che le votazioni sono state manipolate. In Italia, però, continua l’indagine individuale di alcuni cittadini. Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani ne fanno un film, Uccidete la democrazia!, che esce in allegato de Il Diario e subito esaurito. Il documentario svela la piaga civile e morale che si nasconde dietro ai seggi in modo piuttosto efficace. Le scelte fondamentali che giustificano e legittimano le elezioni vengono determinate non da precisi convincimenti, da motivi ideali, da ragioni politiche e morali, ma da interessi egoistici, da calcoli di potere, dalla certezza di poterne approfittare. Il dito è puntato decisamente sul centro-destra e sul sistema architettato, che ha convocato la sinistra ad una guerra clandestina “all’ultimo voto”. Ancora una volta le protagoniste sono le schede bianche, precipitate di colpo ad una percentuale irrisoria. Per questo i due, Deaglio e Cremagnini, sono stati invitati, come il funzionario del Viminale responsabile dei dati elettorali, dai sostituti procuratori Salvatore Vitiello e Francesca Loi, che hanno aperto un fascicolo in seguito ad un esposto del Movimento diritti civili, a conferire sui fatti, soprattutto per conoscere il funzionamento del software che potrebbe aver alterato il risultato elettorale. Ma se nella realtà effettiva il voto dei cittadini non è libero, perché limitato a scelte condizionate dalle liste di partito, è anche vero che il potere dei partiti è diventato ormai così grande ed esteso da essere praticamente incontrollabile.

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Sunday, October 29th 2006

2:28 PM

Giano Bifronte

Aveva regnato su Roma ed era vissuto su quel colle. Gli si attribuisce l’imbarbarimento degli esseri più rozzi, ai quali ha insegnato, a differenza dell’antica divinità, a deviare le leggi, la corruzione dell’ambiente, l’uso subdolo del denaro. L’essere con due facce opposte: una rivolta in avanti, l’altra indietro, quasi a simboleggiare il duplice aspetto delle cose, l’alternarsi del passato e futuro che si confondono, delle bugie e della verità che si rimescolano in dichiarazioni mai decisive. Ben presto fu divinizzato a “buon creatore”, forse perché il suo nome prese a simboleggiare qualsiasi forma di “passaggio” della vita sociale, in modo da presiedere ogni inizio e conclusione dell’attività umana e avere la precedenza sugli altri dei nei sacrifici. La porta di Giano è spalancata in tempo di guerra ed ora l’evoluzione della tecnica trasforma la guerra in guerriglia affidata all’azione delle spie. È un nuovo modo di aggredire, che rappresenta una scuola preziosa che soppianta quella passata e impone un gioco più duro, più veloce, nel quale la dignità umana conta ancora meno di prima.
Nei tempi moderni Giano si presenta con il volto empio di un potere di fatto al di sopra della Legge, è colui che entra nelle case pretendendo tasse destinate a pagare le sue clientele politiche e non i servizi pubblici promessi e mai resi, è colui che assume le sembianze dell’evasore fiscale e del funzionario di Stato suo complice. L’ingranaggio prende forza dalla certezza di restare impunito o, nella peggiore dell’ipotesi, dal margine ristretto del rischio e che promette l’immunità a chiunque sia abbastanza forte per assicurarsela, non interessa come.
La barca del sottogoverno è colma di carte, di fascicoli raccolti, di segreti bisbigliati in un orecchio, di pubblicazioni su carta patinata a danno di autorità, politici e chissà in futuro quanti altri osservati clandestinamente. Accerchiare per difendersi.
La conseguenza alla rivelazione di un “ufficio” illegale, interno al Ministero delle Entrate, manifesta l’importanza che il semplice possesso di informazioni segrete ha, da sempre, offerto una superiorità su tutti gli altri e costituito una vera minaccia per i politici al Governo; il clamore derivato dalle plateali accuse di una condotta piagnucolosa della maggioranza, allo scopo di sottrarre all’attenzione pubblica gli ambigui modi di agire nelle decisioni parlamentari, non è uno scandalo. Il tipo di conoscenza posseduto in esclusiva da depositari imboscati, i quali rispondono ad un’esigenza di estrema flessibilità, ha il solo compito di esser pronta quando la decisione di arrestare una certa politica diffusa tra la popolazione è presa.
Il fatto che questo potere derivi dalla politica, dall’intrigo, non ha alcuna importanza per il cittadino onesto che sa di essere comunque la vittima indifesa della sopraffazione. Qualcuno si rassegna ed è già un grosso vantaggio per chi, inconfondibile nella raffigurazione di Giano, lavora contro la Giustizia.
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